Giorno 2: Quando scopriamo che l’architettura è emozione

2

“Ok, oggi facciamo una cosa da grandi!”
Che poi risulta non essere così, perché lo Judisches Museum, il museo della cultura ebraica, è un posto che dovrebbero vedere tutti, senza distinzione di età, genere, religione e orientamento politico. Così, tanto per rendersi conto di come è fatto l’uomo e fino a dove è capace di spingersi.

Messaggi e contenuti del museo potrete scoprirli da soli: sono tanti, pregnanti e di altissima qualità. La vera sorpresa, invece, è la forza narrativa di questa istituzione e la potenza delle emozioni che trasmette.

La visita si articola in tre parti, tutte parimenti importanti. La prima parte si svolge al piano interrato e qui l’esperienza è innanzitutto fisica: l’edificio è stato progettato dal noto architetto Liebeskind che ha saputo fare in modo che fossero gli spazi stessi a raccontare storie, trasformandoli in poesia, e ha dato a ogni linea e a ogni luce un significato. I tre assi principali dell’edificio conducono in luoghi diversi: quello dell’esilio porta in un labirintico giardino di pietra, quello dell’olocausto spinge verso una stanza opprimente che evoca una camera a gas e quello della continuità sale al piano superiore, da cui parte l’esposizione vera e propria. I pavimenti sono in salita, gli angoli acuti, le forme spezzate e i gradini alti: ogni ambiente trasmette al corpo che ne fa esperienza la fatica di una storia tristemente nota. Soltanto questi primi minuti valgono la visita.

Nella seconda parte il museo ripercorre l’intera vicenda del popolo ebraico e non si limita a illustrarne le tappe in ordine cronologico con testi e immagini. Qui sono gli oggetti a raccontare. Oggetti ritrovati, donati o perduti che parlano di chi li ha usati: un cucchiaio, una macchina da scrivere, il servizio buono di piatti, un calendario fatto a mano, un taccuino, un giocattolo consumato. Frammenti di vite passate che resistono ostinatamente al silenzio del tempo che passa e agli inganni della memoria, oggetti muti che snocciolano storie incredibili.

La terza parte della visita è annunciata da un clangore che viene dal piano ammezzato. Non ignorate quel suono: non è un carrello di servizio che sbatte, non è un gruppo di magazzinieri distratti, nessuno sta lavando piatti e posate. Quel suono è parte della storia, la parte più semplice e sconvolgente allo stesso tempo. Si tratta dei passi dei visitatori che camminano sulle migliaia di maschere di ferro che compongono l’installazione Fallen Leaves di Menashe Kadishman. Ogni maschera una faccia, ogni faccia una persona, ogni persona una storia, calpestata, infangata, fatta a pezzi. Un racconto immediato ed efficace del più grande eccidio mondiale, una macabra passeggiata tra quel che resta di sei milioni di vittime.

E le Pulci? L’intero museo offre un’esperienza unica, da far provare anche ai più piccoli, accompagnandoli nell’interpretazione di ciò che vedono. Per loro, tra l’altro, sono presenti angoli interattivi, giochi e spazi dedicati lungo tutto il percorso museale. Una luminosissima caffetteria ricavata nel cortile dell’edificio antico e un giardino con prati calpestabili e comode sedie a sdraio alleggeriscono ulteriormente la visita.
“Pulci, come è andata?”
“Abbiamo imparato a scrivere i nostri nomi in ebraico.”
“E poi?”
“Abbiamo attaccato all’albero del melograno un desiderio.”
“Quale, me lo dite?”
“No.”

2text

1) Vale la pena di fermarsi un po’ davanti alla porta dello Judisches Museum e osservare le persone che frequentano l’istituto: oltre ai turisti, si distinguono visitatori abituali e addetti all’organizzazione. Molti sono giovani ebrei, parlano le lingue più diverse e vestono ognuno a modo proprio, ma è chiaro che qualcosa di importante li unisce. 2) La visita al Museo vero e proprio comincia con l’albero dei desideri: formulare e appendere ai rami del melograno il proprio desiderio è un’esperienza intensa e suggestiva. 3) Ancora pane e Bretzel, sempre nello zaino. 4) Ora sappiamo scrivere i nostri nomi in ebraico!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...