Giorno 13: Voglia di mare, voglia di casa

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L’ultimo giorno di viaggio è un giorno delicato. È il tempo in cui si intrecciano i malumori dei grandi che vedono riavvicinarsi le routine di ogni giorno e l’eccitazione dei piccoli che pregustano l’idea di ritrovare i giochi e gli amici di casa. L’umore della truppa è instabile e si aprono squarci pericolosi.

“Ci vorrebbe un bagno!” dice la Pulce Maggiore.
“Da domani possiamo farlo al mare” controbatto “ma forse… possiamo provarci anche qui…”

E così decidiamo di andare al Badeschiff, la piscina sul fiume che abbiamo visto anche dal battello e la cui insegna è un papero blu gigante di gomma. Promette bene, secondo le Pulci.

La strada per arrivarci e l’ingresso a ridosso dell’enorme spazio eventi Berlin Arena sono un po’ inquietanti. Non è tanto per i graffiti sudici e aggressivi quanto per l’incredibile quantità di spazzatura in mezzo alla quale razzolano indifferenti i visitatori del posto. Non ci perdiamo d’animo e proseguiamo.

Una volta arrivati troviamo un vero e proprio stabilimento balneare, con tanto di cabine colorate, spiaggia artificiale e bar. La piscina è davvero fuori dall’ordinario: la struttura è ricavata dal recupero di una chiatta affondata e adagiata sul fondo del fiume. La vasca ha un bordo così basso che sembra che i bagnanti nuotino direttamente nella Sprea. Si arriva alla piscina attraverso un sistema di pontili in legno, caldi e piacevoli sotto i piedi nudi, e su questi pontili fanno bella mostra invitanti sdraio bianche e blu.

L’unica vera difficoltà è la temperatura: il cielo è talmente grigio e basso che non ci fanno nemmeno pagare il biglietto di ingresso. In felpa e giacca a vento, guardiamo esterrefatti il gruppetto di adolescenti germanici che continua a tuffarsi e a fare capriole in acqua. Poi ci guardiamo tra noi e decidiamo, senza nemmeno scambiarci una parola di andarcene via.

Per risollevarci un po’ dalla delusione prendiamo l’ennesimo “Autobus A Caso” e lì la conversazione si riaccende.
“Allora Pulci, come è questa Berlino?”
Difficile” risponde la Pulce Grande.
“Perché?” provo a indagare.
“Perché tutti i nomi sono difficili, anche tu non li pronunci bene. E poi anche se so leggere, in metropolitana non riesco mai a finire di capire il nome della stazione. Riparte sempre prima. E poi ci sono due metropolitane, una U e una S, e spesso viaggiano nelle stesse stazioni, ma che sistema è? E anche i treni passano per quelle stesse stazioni. Forse i tram e gli autobus vanno un po’ meglio, perché hanno i numeri. Ma una volta che sei salito, come fai a beccare la fermata giusta?”
“E l’’Autobus A Caso’?” chiedo, così per tentare di girare la cosa al positivo.
La Pulce si apre in un sorriso:
“Quello l’ho inventato io!”
“Sì, quello non fa paura” se ne viene fuori d’un tratto la Pulce Minore, che fino a ora è rimasta in silenzio. Io non mi trattengo:
“Perché, il resto faceva paura?”
“Un po’ sì” risponde la Pulce Minore al volo e poi, come per aiutarmi a riemergere dall’evidente imbarazzo in cui sono piombata, aggiunge:
“Ma non fa niente, perché tu mi tenevi la mano”.
E così mi si incendia dentro un piccolo arsenale di emozioni. Tenerezza, innanzitutto, perché realizzo in un istante che da due settimane in ogni momento della giornata, compreso questo, sto tenendo chiusa nella mia una piccolissima mano. Costernazione, per non aver compreso che quelle brevi strette che ho avvertito di quando in quando erano sobbalzi di paura. Orgoglio, perché è stato nel caldo del mio palmo che quella paura si è dissolta.
E subito mi è anche chiaro che è decisamente questo il momento del viaggio che ricorderò più a lungo.

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1) Alla sera, in viaggio come a casa, leggere un libro insieme aiuta a calmarsi e prepararsi a fare sogni meravigliosi. “Storia di un drago e di una bambina che gli cambiò la vita” è un ottimo compagno di viaggio: di notte nel lettone la lettura crea un’attenzione totale e silenziosa, di giorno la storia e i suoi personaggi riemergono nelle conversazioni con le Pulci e ci aiutano e riempire i tempi morti, in fila o sui mezzi. 2) L’unico modo per godersi una piscina all’aperto in pieno agosto a Berlino è… in cartolina! 3) Che delusione il Deutches Technik Museum! L’unico museo per bambini in cui è vietato toccare.

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